Francoforte, conferma di classe per Moser

Nella corsa tedesca, il trentino della Liquigas si impone dopo una azione perentoria all’ultimo km. Sorpresi Nerz, Firsanov e Tony Martin, giunti nell’ordine. Dopo l’affermazione al Laigueglia, altra importante affermazione del ‘nipote d’arte’

Francoforte, conferma di classe per MoserGp Francoforte: l’arrivo solitario di Moreno Moser

FRANCOFORTE - Si sta confermando sempre più ‘nipote d’arte’ Moreno Moser. Grande promessa del ciclismo italiano, il trentino, facente parte della nota dinastia, sta diventando sempre più realtà. Alla bella affermazione al Trofeo Laigueglia ad inizio stagione, il nipote del grande Francesco fa seguire una importante affermazione internazionale. Suo il Gp di Francoforte, vinto una azione d’anticipo a 600 metri dal traguardo. Il 21enne della Liquigas ha sorpreso i compagni di fuga Dominik Nerz, Sergey Firsanov e Tony Martin giunti nell’ordine.

Proprio Martin è stato il protagonista della fuga che ha deciso la gara: un attacco deciso quando mancavano 40 km all’arrivo al quale hanno resistito i tre che poi si sono giocati il successo. Moser è il quinto italiano ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della corsa, che negli ultimi 3 anni era stata sempre appannaggio di corridori tedeschi.

LA GIOIA DI MOSER – “Mi sono trovato nelle condizioni ideali per provare l’azione che mi riesce meglio e la buona condizione maturata in primavera mi ha permesso di portarla a buon fine”, spiega Moser. “Insieme a Nerz avevamo una duplice opportunità per vincere. Al contempo, però, non dovevamo farci sorprendere. Abbiamo fatto la scelta migliore: uno prova l’allungo, l’altro rimane a ruota e cerca di vincere la volata – ha aggiunto – Quando sono partito mi sono accorto subito che nessuno degli avversari mi seguiva. Questo mi ha dato morale e spinta per tirare dritto e non mollare”. Infine un pensiero sulla stagione: “Sono molto, molto felice, non potevo chiedere un inizio di stagione, e di carriera tra i professionisti, migliore di questo”.

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Si sblocca Ballan Romandia a Wiggins

Il veneto, a secco di vittorie da tempo, si impone nel Giro di Toscana. In Svizzera il britannico conquista l’ultima cronometro riprendendosi la maglia di leader. In Turchia classifica finale al bulgaro Gabrovski

Si sblocca Ballan Romandia a WigginsIl podio del Giro di Romandia: Wiggins al centro in maglia gialla

ROMA - Sono giorni importanti per uomini di punta del ciclismo italiano, che stanno rompendo il lungo digiuno di vittorie. Dopo Pozzato al GP Larciano, prima vittoria stagionale per Alessandro Ballan (che non vinceva dal 2009), e si aggiudica la 85esima edizione del Giro della Toscana, 200 km con partenza da Montecatini Terme e arrivo ad Arezzo. Il veneto della Bmc si è imposto in uno sprint a ranghi ridotti sul colombiano Carlos Betancur (Acqua e Sapone) ed il laziale Valerio Agnoli (Liquigas-Cannondale).

ROMANDIA A WIGGINS – Dopo aver perso la maglia dal LL Sanchez, Bradley Wiggins si è rifatto con gli interessi. Il britannico del Team Sky ha vinto il Giro di Romandia, vincendo la cronometro finale a Crans Montana nonostante alcuni problemi di tipo meccanico. Wiggins ha chiuso i 16.5km di percorso in 28’56″. Alle sue spalle, nella tappa e nella classifica generale, l’americano Andrew Talansky a 12″. Terza piazza nella generale del portoghese Rui Costa a 36″. Male invece LL Sanchez che, partito da leader, si ritrova decimo nella generale
CLASSIFICA GENERALE FINALE
1. Bradley Wiggins (GBR/SKY) 18h05:40.
2. Andrew Talansky (USA/GRM) a 0:12.
3. Rui Costa (POR/MOV) 0:36.
4. Richie Porte (AUS/SKY) 0:45.
5. Michael Rogers (AUS/SKY) 0:50.
6. Roman Kreuziger (CZE/AST) 0:59.
7. Sylvester Szmyd (POL/LIQ) 1:03.
8. Simon Spilak (SLO/KAT) 1:13.
9. Janez Brajkovic (SLO/AST) 1:14.
10. Luis Leon Sanchez (ESP/RAB) 1:15.

GIRO DI TURCHIA A GABROVSKI – Si è concluso anche il Giro di Turchia. la classifica finale è andata al bulgaro Ivailo Gabrovski (Konya). Nell’ottava ed ultima tappa, con traguardo ad Istanbul, volata vincente dell’olandese Theo Bos (Rabobank) davanti al britannico al britannico Andrew Fenn (Omega Pharma-Quickstep) e all’olandese Stefan Van Dijk (Accent Jobs). Quarto Andrea Guardini (Farnese Vini), quinto Matteo Pelucchi (Europcar), sesto Alessandro Petacchi (Lampre-ISD). In occasione dello sprint, brutta caduta di Sacha Modolo (Colnago), giunto alla meta dolorante al bacino. Nella generale il primo degli italiani è Enrico Battaglin (Colnago Csf Bardiani), ottavo a 2’58.
(29 aprile 2012)

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Illusione Nibali vince Iglinsky

Grande fuga dell’italiano alla Liegi- Bastogne-Liegi che viene raggiunto a poco più di un km dall’arrivo dal kazako. A completare il podio, il terzo posto di Enrico Gasparotto

Illusione Nibali vince IglinskyL’arrivo solitario di Maxim Iglinskiy. A 21” lo segue Vincenzo Nibali

LIEGI - E’ mancato un km a Vincenzo Nibali per una straordinaria consacrazione nelle grandi classiche. Se nell’Amstel e nella Freccia Vallone il messinese aveva peccato dal punto di vista tattico, nella Liegi-Bastogne-Liegi n.98, la ‘Doyenne’, l’edizione del 120° compleanno, la sua condotta di gara è stata straordinaria. Un doppio scatto, secco, di quelli che fanno la differenza, sulla Cote de la Roche aux Faucons, che negli ultimi anni è diventata più decisiva della Redoute. Tutti messi in riga: da Gilbert, agli Schleck, a Joaquin Rodriguez. Tutti meno uno, perchè la Liegi parla per la terza volta kazako: al  discusso Alexander Vinokourov, vincitore nel 2005 e nel 2010, succede Maxim Iglinsky (Astana).

“Ho fatto una bella azione, purtroppo c’era molto vento sulla salita di Saint-Nicolas e ho faticato tanto, peccato”, spiega Nibali ai mocrofoni di Raisport. “Quando ho visto Iglinsky venire su – spiega ho provato a stargli a ruota ma non ci sono riuscito. Volevo fare una bella azione, sapevo che ad aspettare l’ultima salita sarebbe stato più difficile, per cui ho scelto di partire sulla Roche aux Faucons. Iglinskiy è un ottimo corridore, ma se mi avesse superato Gilbert sarei stato più contento… Non penso di aver sbagliato niente, mi sono solo mancate un po’ le gambe nel finale”.

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Gasparotto a sorpresa L’Italia torna a vincere

Dopo quattro anni un azzurro si impone in una classica. All’Amstel Gold Race la spunta il friulano, autore di una perfetta gestione dell’ascesa finale sul Cauberg, nella quale precede il belga Vanendert e lo slovacco Sagan

Gasparotto a sorpresa L'Italia torna a vincereAmstel Gold Race: Gasparotto precede Vanendert e Sagan

MAASTRICHT – Dopo quattro anni l’incantesimo è finalmente rotto, l’Italia torna a vincere una classica, lo fa con un uomo tra i meno attesi. L’Amstel Gold Race, prima prova del trittico delle Ardenne, va ad Enrico Gasparotto, che succede a Damiano Cunego (vincitore nel 2008), interrompendo anche un suo digiuno personale: non alzava le braccia su un traguardo da due anni (tappa alla Tirreno-Adriatico). Gasparotto vince a sorpresa, ma del resto le sorprese sono lampi che hanno illuminato qua e la l’onesta carriera del friualno dell’Astana: ad esempio non se lo aspettava nessuno quando, ad appena ventitre anni, vinse la maglia tricolore nella prova in linea. “Sono emozionato, non ho parole, quasi non ci credo. Ho visto Sagan partire lungo nella volata finale, ho ricordato il terzo posto di due anni fa all’Amstel quando avevo ceduto negli ultimi venti metri, e mi sono detto di non mollare”, ha dichiarato il vincitore.

LA SALITA PERFETTA - Parole che fanno capire come la gestione della volata finale sul micidiale Cauberg, sia stata frutto – oltre che ovviamente di una grande condizione – anche dell’esperienza. Un muro tosto dopo una corsa senza respiro: vince chi ha gamba e pazienza, capacità di aspettare il momento giusto per piazzare la stoccata. Gasparotto non ha sentito l’ansia di dover andare a riprendere in prima persona un Oscar Freire insolitamente attaccante, non ha provato a tenere testa in maniera dissennata allo scatto del vincitore delle ultime due edizioni, Philippe Gilbert, ha resistito anche alla tentazione di anticipare lo spunto di Peter Sagan. Si è visto solo negli ultimi 40/50 metri, con una progressione inesorabile mentre gli altri, per ultimo il belga Vanendert, si rendevano conto di aver sbagliato qualcosa nella loro strategia.

PECCATO PER CUNEGO - Una nota di amarezza invece per Damiano Cunego. ultimo vincitore azzurro all’Amstel ed in generale in una classica (Giro di Lombardia). La gestione di gara, sua e della squadra (Lampre) è stata all’altezza della situazione. Anche la posizione non era male quando all’arrivo mancavano 350 metri: peccato però, che nella corrida per guadagnare qualche posizione, il veronese sia finito a terra buttando al vento tanto prezioso lavoro.

NOVE UOMINI IN FUGA - Qualche cenno di cronaca, partendo dalla fuga di giornata. La portano avanti nove uomini: tra loro anche un italiano, il giovane Stortoni. Quelli che resistono più a lungo sono il francese Bardet (l’ultimo a mollare) e lo statunitense Howes. Una volta che davanti si ritrova un drappello, c’è qualche scatto, più che altro punture di spillo. Parte tra gli altri Voeckler, che sogna di interrompere il digiuno francese nelle classiche che dura da una quindicina d’anni. Chi invece l’Amstel non l’ha mai vinta sono gli spagnoli. I favoriti Samuel Sanchez e Joaquin Rodriguez a conti fatti non si vedono quasi mai.

OSCARITO CI PROVA, MA GASPAROTTO… - Si vede e come invece Oscar Freire: il Cauberg sarà spettacolare teatro del prossimo mondiale, Oscarito la maglia iridata ce l’ha nel sangue, vuole arrivarci in testa e parte ai -7 dall’arrivo. Azione decisa, atipica per uno che segnala la sua esistenza quando spunta in testa – parecchie volte – negli ultimissimi metri. Comunque, Freire inizia in testa il terzo e decisivo assalto al Cauberg, lo segue Terpstra che però si affloscia. Prende in mano la situazione Gilbert. Il campione del Belgio, che sfrutta il gran lavoro di van Avermaet, è in crescita, ma non sta benissimo come lo scorso anno. Lo dimostra quando, arrivato nella scia di Freire, viene saltato da Peter Sagan. Ma anche lo slovacco, forte, giovane ed ancora un po’ inesperto, sbaglia di poco l’uscita e viene passato da Vandendert. Un puzzle di emozioni, manca solo l’ultimo tassello: Enrico Gasparotto.

ORDINE D’ARRIVO DELL’AMSTEL GOLD RACE
1. Enrico Gasparotto (ITA/AST) 256,6 km in 6h32:35. (media: 39,2 km/h)
2. Jelle Vanendert (BEL/LTB) a 0:00.
3. Peter Sagan (SVK/LIQ) 0:02.
4. Oscar Freire (ESP/KAT) 0:02.
5. Thomas Voeckler (FRA/EUC) 0:02.
6. Philippe Gilbert (BEL/BMC) 0:02.
7. Samuel Sanchez (ESP/EUS) 0:02.
8. Fabian Wegmann (GER/GRM) 0:04.
9. Rinaldo Nocentini (ITA/ALM) 0:04.
10. Bauke Mollema (NED/RAB) 0:04.
11. Maxim Iglinskiy (KAZ/AST) 0:04.
12. Frank Schleck (LUX/RSH) 0:04.
13. Elia Favilli (ITA/FAR) 0:04.
14. Dries Devenyns (BEL/OPQ) 0:09.
15. Ryder Hesjedal (CAN/GRM) 0:09.
16. Nicki Sörensen (DEN/SAX) 0:12.
17. Daniel Moreno (ESP/KAT) 0:12.
18. Thomas Dekker (NED/GRM) 0:12.
19. Rui Costa (POR/MOV) 0:12.
20. Simon Gerrans (AUS/GEC) 0:19.
21. Sergio Henao (COL/SKY) 0:19.
22. Alejandro Valverde (ESP/MOV) 0:22.
24. Joaquin Rodriguez (ESP/KAT) 0:22.
28. Niki Terpstra (NED/OPQ) 0:36.
30. Alex Howes (USA/GRM) 0:47.
31. Damiano Cunego (ITA/LAM) 0:51.

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Amstel, ecco le Ardenne Spagnoli da battere

La corsa olandese apre il trittico che si chiuderà con la Liegi. Rodriguez e Samuel Sanchez in gran forma, anche se la Spagna non ha mai vinto sul Cauberg. Enigma sulle condizioni di Gilbert. Italiani: Cunego e Nibali, Gatto outsider

Amstel, ecco le Ardenne Spagnoli da battereIl vincitore delle ultime due edizioni dell’Amstel, Philippe Gilbert

ROMA - Dopo le pietre di Fiandre e Roubaix, arrivano la Ardenne a tenere alto il livello delle classiche del nord. Si parte domani con la Amstel Gold Race, giovane classica olandese (nata solo nel 1966), si prosegue mercoledì con la Freccia Vallone, per la chiusura in grande stile domenica 22 con la ‘Doyenne’ Liegi-Bastogne-Liegi. Scegliamo tre interrogativi di premessa. Riuscirà Philippe Gilbert a ritrovare lo smalto perduto per fare il tris dopo i successi degli ultimi 2 anni? Riusciranno gli spagnoli a sconfiggere il tabù di una corsa mai vinta? E riusciranno gli italiani a interrompere un imbarazzante digiuno di vittorie nelle classiche ormai lungo 4 anni?

La prima risposta è ardua. Gilbert per ora si è visto pochissimo, ed anche alla Freccia del Brabante è rimasto nascosto. Anche questa volta il belga, che nel 2011 ha compiuto il magico tra Amstel-Freccia-Liegi, potrebbe celare una condizione presumibilmente non eccezionale dietro i giochi di squadra: la Bmc infatti ha van Avermaet che può dire la sua, per non parlare di Cadel Evans, che in Corsica ha mostrato segnali di crescita. Qualunque sia la verità, la classe è classe e Gilbert va per forza di cose tenuto in considerazione.

La seconda risposta è ‘possibilista’. Gli spagnoli non avranno mai vinto la Amstel, ma stavolta partono con oggettivi favori del pronostico. Lo strappo secco del Cauberg, da ripetere tre volte e ultima delle 31 cote lungo i 256,5 km del percorso, sembra fatto apposta per gente come Samuel

Sanchez e Joquin Rodriguez, usciti in condizioni splendide dal Giro dei Paesi Baschi. Impossibile poi dimenticare Alejandro Valverde, tornato dalla squalifica per doping offrendo buone prestazioni e perfettamente a suo agio sul percorso.

La terza risposta più che altro è una speranza. Quella di ritrovare un filo con le classiche interrotto da Damiano Cunego nel 2008. Il veronese tra l’altro è l’ultimo italiano ad aver vinto la Amstel. Il suo stato di forma è buono, anche se in stagione gli è mancato l’acuto, ma è almeno da piazzamento. Tra i reduci del pavè, presente anche Filippo Pozzato, che però dovrebbe affrontare la gara come test per il ginocchio dopo la caduta alla Roubaix: il capitano della Farnese Vini sarà quindi Oscar Gatto, che se saprà gestire con calma le situazioni di gara, ha la gamba per fare bene. Doppio capitano per la Liquigas: c’è lo slovacco Peter Sagan, ma c’è anche e soprattutto Vincenzo Nibali, che dopo una entusiasmante Sanremo ha svolto un lavoro specifico e rientra nelle Ardenne. Atri tre nomi: due da nord, come Marcato e Carrara, uno da ‘nostalgia’, Moreno Moser, nipote d’arte che tra l’altro al Laigueglia ha già fatto vedere stoffa di qualità.

Il discorso sugli italiani si collega a quello sugli outsider. Lo sono gli olandesi, che hanno vinto 17 volte (5 con l’occhialuto Jan Raas (periodo ’77-’82) ma sono a secco da 11 anni. Mollema, Gesink, Terpstra e Kruijwijk i più attesi dai sostenitori di casa. Detto della intelligenza tattica dell’australiano Gerrans, mai da sottovalutare, uno sguardo anche alle frecce francesi. Thomas Voeckler ha vinto alla sua maniera la Freccia del Brabante, ma è difficile che stavolta gli venga concessa tutta quella carta bianca. I transalpini faranno meglio a puntare su Sylvain Chavanel: il ‘monarca’ della Omega Boonen si concede una pausa dopo le gloria sul pavè, al suo secondo i gradi di capitano, vediamo se saprà sfruttare l’occasione.

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Boonen, storico poker Ballan splendido terzo

Il belga conquista per la quarta volta la Parigi-Roubaix, eguagliando Roger De Vlaeminck, con una azione solitaria iniziata a 60 km dall’arrivo. Secondo posto assegnato al fotofinish: per un millesimo di secondo il francese Turgot beffa il veneto

Boonen, storico poker Ballan splendido terzoTom Boonen trionfa al Velodromo di Roubaix

ROUBAIX - Ora i ‘Monsieur Roubaix’ sono due. Il record di quattro vittorie del ‘Gitan’ Roger De Vlaeminck sembrava irraggiungibile. Sembrava, perchè ora anche Tom Boonen entra nella leggenda dell’inferno del Nord. Quarto trionfo per il fiammingo alla Parigi-Roubaix dopo quelli di 2006, 2006 e 2009: questo è il più bello, il più prepotente, frutto di una azione apparentemente folle iniziata a circa 60 km dall’arrivo, ma che invece ha letteralmente frantumato le velleità degli avversari più accredidati. De Vlaeminck lo abbiamo citato, ma una vittoria del genere evoca, fatto il dovuto termine di paragone che super Eddy merita sempre, una azione alla Merckx. Il ‘mangiatore di pavè’, titolava a caratteri cubitali L’Equipe: ebbene, Boonen ha cannibalizzato anche gli avversari, a cominciare dal compagno di squadra Terpstra, del quale non si è curato, togliendoselo di ruota quando avrebbe potuto – tatticamente sarebbe stato giusto – tenerlo con sè. Troppa la voglia di leggenda per questo fuoriclasse fiammingo delle corse in linea: avrebbe potuto gestire la situazione, arrivare con un drappello al Velodrome e far valere la sua esplosività, ha voluto la beata solitudine, ‘imitare’ il grande assente e principale avversario, Fabian Cancellara.

BALLAN, PODIO E SCREZIO CON POZZATO - Con un Boonen del genere, anche un podio ha valenza assoluta. Lodi incondizionate quindi ad Alessandro Ballan, che dopo il terzo posto al Giro delle Fiandre, ne colleziona un altro, stavolta anche

con il rammarico di essere stato beffato al fotofinish (per un millesimo di secondo) dal francese Turgot. Questione di millimetri, tanto che la giuria ci ha messo parecchio prima di decretare l’ordine esatto. Insomma, questo Boonen nè sembrato imbattibile, anche se riavvolgendo il nastro, nel momento decisivo i nostri si sono messi a fare inopportunamente i galletti. E’ stato quando il belga è uscito allo scoperto pilotato da Terpstra. Con loro anche Ballan e Pozzato: il primo, stanco per un recupero, chiede di saltare un cambio, Pozzato non glielo concede. Una frazione di secondo fatale, Boonen se ne va e i giochi sono fatti. “Avevo bisogno di rifiatare – spiega Ballan -, ed anche dall’ammiraglia mi avevano detto di non tirare perchè dietro c’era Hushovd che cercava di rientrare. Anche dopo comunque pensavo si potesse chiudere, c’erano 5 del Team Sky, ma con un Boonen del genere non c’è stato niente da fare. Ho faffo terzo al Fiandre ed ero deluso, ma questo podio mi fa felice”. A proposito di Pozzato invece, giornata storta: un paio di volte il vicentino si fa sorprendere, spendendo energie preziose per tornare sul gruppo dei migliori, poi mentre si trova nel drappello inseguitore di Boonen, cade ed esce praticamente di scena.

ARENBERG ED ALTRO PAVE’ - Gara come al solito, divisa in due parti. Il discorso si fa serio dopo un centinaio di km, quando inizia il primo dei 27 tratti di durissimo pavè francese: oltre 50 km sui 257,5 complessivi della prova. La Roubaix presenta vari punti chiave: il primo è la sinistra foresta di Arenberg, dove Boonen fa sfoggio della forza di squadra. La Omega Pharma tira a tutta, organizzata soprattutto da Sylvain Chavanel, successivamente attardato da un problema tecnico, e Steegmans. Il gruppo si screma, è anche il momento in cui la fuga di inizio giornata inizia ad avere la fase calante: fa parte del drappello il tedesco Janorschke, che cade in maniera impressionante, anche se sembra cinico affermarlo, in stile Roubaix. Usciti dalla foresta, Ballan e Flecha organizzano un contropiede, ma Boonen non lascia spazio.

LA CAVALCATA SOLITARIA –
Il momento chiave lo abbiamo già raccontato. Ballan e Pozzato discutono, Boonen e Terpstra se ne vanno. Tratto numero 11 di pavè, Auchy les Orchies, Boonen fa il vuoto in maniera talmente netta che per l’olandese viene il sospetto – sensazione errata – ci sia di mezzo un problema meccanico. Manca tanto, l’azione sembra una pazzia: dietro ci sono 5 elementi del Team Sky (tra cui Boasson Hagen e Flecha), ci sono i Rabobank (Boom), c’è dunque la possibilità di organizzarsi. Il margine però cresce di km in km, con Boonen che arrivato all’ultimo punto di svolta – tratto di Carrefour de l’Arbre – si può permettere di controllare senza patemi. Dietro è una lotta per il podio. Ci sono altri tre italiani oltre a Ballan: Tosatto, Paolini (sempre meglio al nord) e l’interessante giovane Guarnieri. Il resto lo consegnamo alla statistica: oltre al celebratissimo poker, per Boonen è la seconda doppietta Fiandre-Roubaix (è il primo a riuscirci), ed è tripletta aggiungendo anche la Wevelgem, come seppe fare solo Rik van Looy. Boonen spiega la fase decisiva: “Ho preso qualche secondo di vantaggio, poi mi sono ritrovato da solo, ma ero veramente lontano. Ho comunque deciso di proseguire per evitare i rischi di correre in gruppo, dove peraltro nessuno avrebbe collaborato con la mia squadra. Delle mie vittorie a Roubaix questa è la più bella, per arrivare a questo stato di forma ci sono voluti sei mesi di lavoro, tutto ciò è veramente straordinario”.

ORDINE D’ARRIVO

1. Tom Boonen (BEL/OPQ), 257,5 km in 5 h 55:22. (media: 43,4 km/h)
2. Sébastien Turgot (FRA/EUC) a 1:39.
3. Alessandro Ballan (ITA/BMC) 1:39.
4. Juan Antonio Flecha (ESP/SKY) 1:39.
5. Niki Terpstra (NED/OPQ) 1:39.
6. Lars Boom (NED/RAB) 1:43.
7. Matteo Tosatto (ITA/SAX) 3:31.
8. Mathew Hayman (AUS/SKY) 3:31.
9. Johan Vansummeren (BEL/GRM) 3:31.
10. Maarten Wynants (BEL/RAB) 3:31.
11. Luca Paolini (ITA/KAT) 3:31.
12. Matthieu Ladagnous (FRA/FDJ) 3:31.
13. Grégory Rast (SUI/RSH) 4:23.
14. Thor Hushovd (NOR/BMC) 4:23.
15. Taylor Phinney (USA/BMC) 4:37.
16. Steve Chainel (FRA/FDJ) 4:37.

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Santa Pasqua 2012

Tanti auguri di buona Pasqua ai soci del GS CRESCENZAGO ed ai loro cari.

Pres. Mario Montanari

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LA SELLE ITALIA 2012

I nostri ragazzi a Cervia.BRAVI!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Boonen leone al Fiandre Pozzato sfiora l’impresa

Tris del belga nella classicissima fiamminga, che in una volata a tre precede il vicentino e Alessandro Ballan. Settimo posto per Luca Paolini. Fabian Cancellara messo fuori causa da una caduta

Boonen leone al Fiandre Pozzato sfiora l'impresaIl ghigno di Boonen, dietro di lui Pozzato. Sullo sfondo Ballan

OUDENAARDE - La vittoria nelle classiche non è arrivata, l’orologio del nostro ciclismo è fermo a 4 anni fa, ma i ciclisti italiani dopo l’edizione numero 96 del Giro delle Fiandre meritano solo elogi. Filippo Pozzato è secondo, Alessandro Ballan è terzo: entrambi si sono dovuti inchinare a sua maestà Tom Boonen. Il fiammingo conferma una condizione eccezionale evidenziata nella doppietta Harelbeke-Wevelgem, riuscendo a trovare le energie una avere la meglio – nettamente – in una stressante volata a tre dopo 255 km da Bruges a Oudenaarde, ritagliandosi anche un posto nella leggenda. Per lui è un tris di vittorie: entra nel club esclusivo dei leoni delle Fiandre di cui fanno parte Fiorenzo Magni, Achille Buysse, Eric Leman e Johan Museeuw.

SFORTUNA CANCELLARA - Gara piena di emozioni, fatta di muri, pietre e drammi sportivi. Entra negli ultimi Fabian Cancellara, incappato nella classica giornata in cui gira tutto male: prima reiterati problemi alla bici, quindi a 60 km dall’arrivo, una caduta al rifornimento che: tripla frattura della clavicola che lo esclude ovviamente dall’inferno della Roubaix.

SPAZIO AL RIMPIANTO – Dopo i complimenti, spazio al rimpianto. Se Pozzato e Ballan fossero stati della stessa squadra, probabilmente il Fiandre avrebbe parlato italiano: Boonen infatti sarebbe stato inevitabilmente preso nella morsa degli scatti alternati e nulla avrebbe potuto. Sì, Ballan ha provato un paio di volte la sparata (“Gli ho detto di partire, che non gli sarei andato dietro”, ha spiegato Pozzato), ma lo ha fatto senza convinzione, forse perchè le energie dopo una gara del genere latitavano. Peccato, perchè nella fase topica, prima Ballan sul Vecchio Quaremont, poi Pozzato sul Paterberg, avevano fatto la differenza facendo soffrire lo stesso Boonen.

LA GESTIONE DI BOONEN -
Gara probabilmente più dura rispetto alle ultime edizioni. Non c’era il Grammont, ma la doppietta Quaremont-Paterberg da ripetere per tre volte in rapida successione è stata un girone infernale. La fuga che ha caratterizzato la prima parte, portata avanti da 15 corridori: tra loro due italiani (Belletti e Graziato), molti belgi e una conoscenza come Tyler Farrar. Non è questa comunque l’azione che conta. Una volta uscito di scena Cancellara, nel secondo assalto a Quaremont, esce alla grande Luca Paolini (alla fine sarà settimo), seguito da Flecha. Sulla scia si forma un drappello che comprende anche Tosatto, Ballan, Boonen, Chavanel, Terpstra, Iglinsky, Sagan, Vanmarcke e Jerome. Ci sono tre uomini di Boonen, vero capitano nella gestione delle pedine. Lui entra in scena quando si muovono Pozzato e Ballan: padrone di casa ed al tempo stesso straniero in mezzo a due italiani, sul rettilineo interminabile parte per secondo, Pozzato cerca di uscire ai 150 metri senza andare oltre la piazza d’onore.

POZZATO E BALLAN NEL DOPO GARA - “Ho provato, ma Tom era veloce. Ha fatto una grande gara. E’ un bel podio. Mi spiace per la squadra, ma sono contento”, spiega ai microfoni Rai Alessandro Ballan. “Per questa gara ci vuole tanta fortuna oltre che gamba. Magari con Cancellara in finale sarebbe cambiato tutto”
“Ho dato tutto, ci ho provato in qualunque modo, ma Boonen si è dimostrato più forte – spiega Pozzato -. La volata finale è partita quasi da fermi, e Tom è stato nettamente più esplosivo. Ai 200 metri ho anche sperato di passarlo, ma vedevo che guadagnavo pochissimo ed ho dovuto arrendermi”

ORDINE D’ARRIVO DEL 96° GIRO DELLE FIANDRE
1. Tom Boonen (Bel/OPQ) 256 km percorsi in 6h04’33″ (alla media di 42,159 km/h)
2. Filippo Pozzato (Ita/FAR) a 0″00
3. Alessandro Ballan (Ita/BMC) 0″01
4. Greg Van Avermaet (Bel/BMC) 0″38
5. Peter Sagan (Svk/LIQ) 0″38
6. Niki Terpstra (Ola/OPQ) 0″38
7. Luca Paolini (Ita/KAT) 0″38
8. Thomas Voeckler (Fra/EUC) 0″38
9. Matti Breschel (Dan/RAB) 0″38
10. Sylvain Chavanel (Fra/OPQ) 0″38
11. Grégory Rast (Svi/RSH) 0″38
12. Oscar Freire (Spa/KAT) 0″38
13. Fabio Sabatini (Ita/LIQ) 0″38
29. Marco Marcato (Ita/VAC) 0″38
43. Francesco Failli (Ita/FAR) 0″38
45. Oscar Gatto (Ita/FAR) 0″38
60. Daniel Oss (Ita/LIQ) 3″26
96. Daniele Bennati (Ita/RSH) 15″34
97. Manuel Belletti (Ita/ALM) 15″34

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Sul filo dei secondi La Panne a Chavanel

La corsa belga va al francese, che nella crono decisiva supera di 4” l’olandese Westra, partito con il suo stesso tempo. Nella prima semitappa, corsa in mattinata, sprint vincente del norvegese Kristoff

Sul filo dei secondi La Panne a ChavanelSylvain Chavanel

LA PANNE - Era in gran forma Sylvain Chavanel, lo aveva dimostrato in classiche e classichette di avvicinamento a Fiandre e Roubaix nel supporto ai compagni di squadra. Il problema è che ancora non era riuscito a vincere: lacuna colmata con un successo di prestigio, nella cronometro finale della Tre Giorni di La Panne, acuto che gli vale anche la classifica finale. Un epilogo sul filo, come si conviene ad una corsa intensa ma breve. Terza giornata divisa in due semitappe. Nella prima conferma della leadership per il norvegese Alexander Kristoff (Katusha), vittorioso in volata  sul tedesco Andrè Schulze del Team NetApp e l’olandese Kenny Van Hummel della Vacansoleil. Quindi quattro italiani: Chicchi, Colli, Cimolai e Guarnieri, conferma di come gli azzurri siano spesso andati vicino all’acuto senza però trovarlo.

Seconda semitappa a cronometro, con moltissimi atleti racchiusi in una manciata di secondi. Kristoff la affronta con sei secondi di vantaggio su Jacopo Guarnieri, ma i giochi per la vittoria sui 14 km finali riguardano altri. Il primo a fare un tempo nettamente al di sotto della media è il canadese Sven Tuft (18’07”). Niente a che vedere però con i due che si giocano successo di tappa e classifica finale. Chavanel vola all’intertempo, confermandosi anche all’arrivo (17’49”): merito suo, forse anche merito di un vento, sempre insidioso da quelle parti, girato in corso di gara. il principale avversario di Chavanel si rivela l’olandese Westra: i due partono con lo stesso tempo in classifica, alla fine li dividono 4”.

“Vincere a La Panne è un vero obbiettivo. Iniziavo a spazientirmi, visto che ero uno dei pochi corridori della mia squadra a non avere ancora vinto – confessa Chavanel -. Questo successo a cronometro non è casuale, la la concretizzazione di un lavoro svolto in inverno dal punto di vista tecnico, di posizione sulla bici. Un sesto posto contro il tempo al Tour de San Luis in Argentina, un quarto alla Parigi-Nizza sono stati risultati incoraggianti, ora finalmente ho centrato la vittoria”.

ORDINE D’ARRIVO DELLA CRONOMETRO
1 Sylvain Chavanel (Fra) Omega Pharma-Quickstep 0:17:49
2 Lieuwe Westra (Ned) Vacansoleil-DCM Pro Cycling Team 0:00:04
3 Svein Tuft (Can) GreenEdge Cycling Team 0:00:17
4 Niki Terpstra (Ned) Omega Pharma-Quickstep 0:00:18
5 Maciej Bodnar (Pol) Liquigas-Cannondale 0:00:19
6 Jesse Sergent (NZl) RadioShack-Nissan 0:00:22
7 Tomas Vaitkus (Ltu) GreenEdge Cycling Team 0:00:31
8 Luke Durbridge (Aus) GreenEdge Cycling Team 0:00:32
9 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) Omega Pharma-Quickstep 0:00:38
10 Stijn Devolder (Bel) Vacansoleil-DCM Pro Cycling Team 0:00:39
CLASSIFICA GENERALE
1 Sylvain Chavanel (Fra) Omega Pharma-Quickstep 12:05:44
2 Lieuwe Westra (Ned) Vacansoleil-DCM Pro Cycling Team 0:00:04
3 Maciej Bodnar (Pol) Liquigas-Cannondale 0:00:14
4 Svein Tuft (Can) GreenEdge Cycling Team 0:00:17
5 Niki Terpstra (Ned) Omega Pharma-Quickstep 0:00:18
6 Jesse Sergent (NZl) RadioShack-Nissan 0:00:22
7 Luke Durbridge (Aus) GreenEdge Cycling Team 0:00:32
8 Stijn Devolder (Bel) Vacansoleil-DCM Pro Cycling Team 0:00:39
9 Markel Irizar Arranburu (Spa) RadioShack-Nissan 0:00:51
10 Sébastien Turgot (Fra) Team Europcar 0:00:55

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